RECENSIONI

FRA LE PIEGHE DEL TEMPO di Romano Battaglia

Quante cose si possono vedere in un piccolo mondo e quante raffigurazioni si creano sopra un muro bagnato dalla pioggia. Non l’avrei mai immaginato. Il microcosmo si apre come un fiore e lascia intravedere i più piccoli particolari del creato.
Queste riflessioni hanno guidato Francesca Gargano nel dipingere opere che escono fuori dagli schemi usuali come i suoi pacchi da spedizione che spaziano oltre le barriere della provincialità per raggiungere i luoghi misteriosi della fantasia. Attimi fuggenti che ad occhio nudo ci sfuggono, ma che si ritrovano anche nella corteccia degli alberi,nei nidi degli uccelli costruiti come cattedrali, nelle tele arabescate dei ragni.
Francesca Gargano vive in un piccolo paese toscano,ma ha una esperienza internazionale. Ha lavorato in tutto il mondo e appuntato il suo sguardo sull’imprevedibile che esiste, dipingendo pacchi da spedizione dove le pieghe del tempo, i colori e la materia si traducono in composizioni irripetibili.
La raffigurazione di un pacco racchiude in sé una promessa di viaggio che significa andare oltre,la confezione suscita la preziosità della materia, le pieghe della carta provocano emozioni vibranti e continue.
Certe sottili raffigurazioni si possono ammirare sulla sabbia libica che spinta dal vento si deposita su varie zone. Il suo colore rossastro ricorda il deserto, i pericoli delle tempeste di sabbia , la sete, la disperazione e soprattutto la solitudine. Rammenta anche un altro luogo di solitudine, che ci tocca più da vicino e mette a dura prova la nostra capacità di riflettere e giudicare. E’ il deserto della coscienza e delle grandi illusioni che con il suo orizzonte infinito ci dà una visione distorta di noi stessi, paragonabile alla sua desolazione.
I pacchi immobili evocano il linguaggio dell’eternità, la voce più forte che ci appare a volte incomprensibile come le pieghe della carta, le legature che denotano anche i nostri difetti, nostri pregi,le nostre prigioni.
La superbia è un vento malvagio che si manifesta con l’arroganza, l’autoesaltazione, la compiacenza di sé, la prepotenza, la boria. Come se non bastasse le persone investite da questo vortice tendono all’onore e alla gloria, alla ricerca frivola della stima, alla voglia di mettersi in mostra a tutti i costi. Tutto questo non esiste nel mondo riflessivo dell’artista che vive nella più assoluta semplicità soffermandosi più facilmente su una modesta costruzione di legno che su un palazzo di cemento armato.
Indubbiamente i pacchi dipinti suscitano altre emozioni come la felicità che non si conquista con una formula matematica ,ma arriva all’improvviso, gratuitamente come le pieghe della carta o della stoffa. Si possono provare gli stessi sentimenti di fronte alla bellezza , alla verità, all’amore, ma anche all’incanto di una notte stellata o al rumore della pioggia che batte sulle tegole del tetto. La vera felicità nasce in noi nella dimensione in cui sappiamo crearla con il nostro entusiasmo, la capacità di ricucire gli strappi della carta , nel trasformare i pacchi da spedire oltre i confini del tempo e dello spazio.

Recensione di Francesca Gargano

Nel macrocosmo rinasce ad intermittenza il drappello di chi con fervore e audacia rinchiude in un mestiere i propri segreti. La chiara assonanza degli elementi che, con elegante sagacia si rivelano all’occhio umano, dichiara aperta la ricerca verso il movimento. Un gesto nobile nella scelta degli strumenti e del colore, tela per il corpo, olio per le forme; un gesto che si ritrova immerso nell’oscillazione fra il vero, inteso come tangibile e popolare e la simulazione soggettiva dello stesso. Il risultato appartiene in superficie all’intuizione dell’immagine, mentre in profondità la risposta contesa è fra pratica e conoscenza. Un’abitudine tersa e blasonata da secoli di storia, spesso ad oggi incerta e trascurata, riproduce un frammento di quell’eredità necessaria che veste la contemporaneità collettiva. La luce si propaga dinamica e cosciente con un’andatura naturale, esaltando i versanti più esposti e dimenticandone le parti ignote. In sintesi l’opera consegna allo spettatore, magnetico corrispondente, un adeguato scambio fra il transitorio ed il sublime.